Linfoma nel cane: tipologie, opzioni terapeutiche e prognosi
Il linfoma è uno dei tumori più comunemente diagnosticati nel cane e rappresenta tra il 7 e il 24% di tutte le neoplasie maligne canine, a seconda della popolazione studiata. Origina dai linfociti — i globuli bianchi centrali per la funzione immunitaria — e può interessare praticamente qualsiasi organo del corpo, poiché il tessuto linfoide è presente in tutto l'organismo. Comprendere le diverse forme di linfoma, in cosa consiste il trattamento e cosa i proprietari possono realisticamente aspettarsi aiuta a rendere più gestibile una situazione travolgente.
Le diverse forme di linfoma canino
Il linfoma nel cane non è un'unica malattia, ma un gruppo di tumori correlati, classificati in base alla sede anatomica e al tipo di linfocita coinvolto. Il sistema di classificazione anatomica comprende quattro forme principali.
- Il linfoma multicentrico rappresenta circa l'80-85% dei casi e coinvolge contemporaneamente più gruppi di linfonodi. È la forma a cui la maggior parte delle persone pensa quando si parla di linfoma nel cane.
- Il linfoma alimentare (gastrointestinale) interessa l'apparato digerente e causa tipicamente vomito, diarrea, perdita di peso e riduzione dell'appetito. È la seconda forma più frequente.
- Il linfoma mediastinico coinvolge le strutture linfoidi all'interno della cavità toracica, in particolare il timo e i linfonodi mediastinici, e si presenta comunemente con difficoltà respiratorie e rigurgito.
- Il linfoma extranodale si riferisce alla malattia che insorge in sedi insolite come la cute, gli occhi, i reni o il sistema nervoso, e ogni localizzazione comporta un proprio specifico quadro di segni clinici.
L'immunofenotipizzazione — cioè stabilire se il tumore origina dai linfociti B o dai linfociti T — è di importanza cruciale perché influenza fortemente la prognosi. Il linfoma a cellule B ha una prognosi significativamente migliore rispetto al linfoma a cellule T, con tempi di sopravvivenza mediani circa doppi rispetto a quelli osservati nella malattia a cellule T in molti studi.
Quali razze sono predisposte
Alcune razze mostrano tassi di linfoma nettamente superiori rispetto alla popolazione canina generale. Golden Retriever, Boxer, Bulldog, Basset Hound, San Bernardo, Scottish Terrier, Airedale e Labrador Retriever compaiono tutti negli elenchi delle razze predisposte in diversi studi. I cani di mezza età e anziani sono i più colpiti, anche se il linfoma può insorgere a qualsiasi età. È interessante notare che i Boxer tendono a sviluppare linfoma a cellule T con maggiore frequenza, il che spiega in parte perché gli esiti in questa razza possano essere meno favorevoli.
Riconoscere il linfoma: a cosa prestare attenzione
La presentazione più comune del linfoma multicentrico è l'ingrossamento non doloroso dei linfonodi periferici — quelli più facilmente palpabili sotto la mandibola, davanti alle scapole, nelle ascelle, all'inguine e dietro le ginocchia. Molti proprietari notano dapprima un nodulo sotto la mandibola oppure si accorgono che il collo del loro cane appare gonfio.
A seconda dell'estensione della malattia, i cani possono anche manifestare letargia, riduzione dell'appetito, perdita di peso, aumento della sete e della minzione (in particolare se è presente ipercalcemia — una complicanza metabolica più frequente nella malattia a cellule T) e malessere generale. Alcuni cani appaiono sostanzialmente in buona salute al momento della diagnosi, mentre altri sono chiaramente malati.
Diagnosi e stadiazione
La diagnosi viene tipicamente confermata tramite citologia — un ago aspirato con ago sottile di un linfonodo colpito — o biopsia. La citologia è rapida e minimamente invasiva, sebbene la biopsia fornisca maggiori informazioni sull'architettura tissutale e possa essere preferibile per alcuni sottotipi di linfoma. La citometria a flusso e i test basati su PCR per il riarrangiamento dei recettori antigenici (test PARR) vengono utilizzati per immunofenotipizzare il tumore e confermarne la clonalità.
Gli accertamenti di stadiazione comprendono esami del sangue, esame delle urine, radiografie del torace, ecografia addominale e valutazione del midollo osseo. Il sistema di stadiazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per il linfoma canino va dallo Stadio I (coinvolgimento di un singolo linfonodo) allo Stadio V (coinvolgimento del midollo osseo o del sangue), con il sottostadio a che indica che il cane appare clinicamente in buona salute e il sottostadio b che indica la presenza di malessere. Il sottostadio a comporta costantemente una prognosi migliore rispetto al sottostadio b.
Trattamento: protocolli chemioterapici

Il linfoma è uno dei tumori del cane che risponde meglio alla chemioterapia e il trattamento può produrre remissioni significative. Il protocollo multifarmaco considerato gold standard è la chemioterapia basata sullo schema CHOP, il cui nome deriva dai farmaci impiegati: ciclofosfamide, doxorubicina (idrossidaunorubicina), vincristina (Oncovin) e prednisolone. Viene somministrato secondo un protocollo di 19-25 settimane e consente di ottenere una remissione completa in circa l'80-90% dei cani con malattia a cellule B.
La sopravvivenza mediana dei cani trattati con CHOP è di circa 12-14 mesi, con circa il 20-25% dei cani che raggiunge i due anni di sopravvivenza. Nel linfoma a cellule T i tassi di remissione sono inferiori e i tempi di sopravvivenza più brevi, tipicamente nell'ordine di 6-9 mesi anche con il trattamento.
I protocolli con singolo farmaco che utilizzano la sola doxorubicina, oppure la lomustina (CCNU) per via orale nelle forme cutanee, rappresentano alternative per i proprietari che non possono impegnarsi nel protocollo multifarmaco completo. Il solo prednisone può fornire una palliazione a breve termine e un temporaneo miglioramento clinico, ma non prolunga la sopravvivenza e può compromettere la risposta a una chemioterapia successiva.
Effetti collaterali e qualità della vita durante il trattamento
Una preoccupazione autentica per molti proprietari che valutano la chemioterapia è se il trattamento farà stare male il proprio cane. I protocolli chemioterapici veterinari sono concepiti considerando la qualità della vita come priorità: le dosi sono calibrate per ottenere la remissione riducendo al minimo la tossicità, anziché spingersi fino alla dose massima tollerata, come avviene spesso in oncologia umana.
La maggior parte dei cani tollera ragionevolmente bene il protocollo CHOP. Gli effetti collaterali più comuni comprendono un lieve disturbo gastrointestinale (nausea, riduzione dell'appetito, feci molli) nei giorni successivi al trattamento e un'immunosoppressione transitoria intorno a 7-10 giorni dopo la somministrazione di alcuni farmaci. Le complicanze gravi si verificano in una minoranza di pazienti e vengono gestite dall'équipe oncologica con aggiustamenti del dosaggio, farmaci di supporto e, se necessario, ricovero.
Cosa accade dopo la remissione
La maggior parte dei cani che raggiunge la remissione andrà prima o poi incontro a una recidiva, poiché le cellule linfomatose sviluppano resistenza ai farmaci utilizzati. I protocolli di salvataggio di seconda linea — che impiegano combinazioni di farmaci diverse — possono indurre nuovamente la remissione in alcuni pazienti, anche se queste remissioni sono tipicamente più brevi della prima. Le decisioni sulla terapia di salvataggio dipendono dalla durata della prima remissione, dalle condizioni generali del cane e dalle preferenze del proprietario.
Controlli regolari durante e dopo il trattamento sono essenziali per individuare precocemente le recidive e adeguare di conseguenza il piano di gestione. Molti proprietari scoprono che il periodo di remissione, durante il quale il loro cane sta bene e conduce una vita normale, è profondamente prezioso, indipendentemente da ciò che accadrà in seguito.
